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MUSICA, CERVELLO, UOMO

Un antico legame, oggi spiegato dalle neuroscienze

In molte culture, dalle più antiche alle più moderne, si fa riferimento alla musica e alla danza come riti propiziatori per lenire dolori e evocare influssi positivi, rispettare la natura, ricordare tradizioni, storie e sentimenti, sostenere e valorizzare le qualità affettive e creative dell’essere umano.

L’ascolto musicale evoca emozioni connesse a esperienze vissute. Si dice che la musica abbia caratteri universali, la musica sembra stimolare le medesime corde emotive, a volte di migliaia di persone contemporaneamente, come una sorta di contagio sonoro. “La musica risveglia il tempo”, diceva Thomas Mann, quello dei sentimenti e dei ricordi.

Gli effetti benefici della musica sono conosciuti da sempre: si riconosceva alla musica e alla medicina un sapere comune. Lo stesso Apollo era considerato dai greci Dio della medicina e della musica, alla quale si riconoscevano proprietà taumaturgiche. I primi reperti della civiltà musicale, si ritrovano nella civiltà egizia, ma anche nella Bibbia si trovano vari riferimenti agli effetti terapeutici della musica.

È ampia la letteratura scientifica che testimonia gli effetti positivi dell’ascolto musicale e molteplici sono gli ambiti di applicazione. La musica sembra attraversare percorsi dell’animo che la parola non conosce, non è un farmaco ma può essere molto utile in diversi ambiti.

La causa finale della musica non dovrebbe mai essere altro che la ricreazione della mente, sosteneva Johann Sebastian Bach. La musica è uno strumento del sentire e del comunicare, “senza musica la vita sarebbe un errore”, scriveva Nietzsche.

Da alcuni anni le neuroscienze, soprattutto le ricerche sull’emisfero destro, cercano di approfondire i rapporti tra musica, i suoi effetti, e le aree cerebrali.

In particolare grazie alle tecniche di neuroimaging scopriamo come la musica attivi numerose aree del cervello contemporaneamente: l’elaborazione sintattica e semantica, l’attenzione e la memoria, le funzioni ritmiche e motorie e la percezione delle emozioni. Non si tratta esclusivamente di un allenamento mentale ma molto di più: la rete neuronale sembra addirittura poter essere modellata da una formazione musicale.

Nel corso dell’ultimo decennio, è aumentato l’interesse nella musica come strumento terapeutico per la riabilitazione neurologica: sono stati sviluppati metodi basati sulla musica per migliorare deficit motori, cognitivi, di linguaggio, emozionali e sociali nelle persone che soffrono di patologie neurologiche debilitanti.

Tradizionalmente, i campi delle neuroscienze musicali e musicoterapia hanno progredito in modo indipendente, fornendo linee separate di evidenza per come la musica viene elaborata nel cervello sano e in che modo può essere elaborata terapeuticamente.

Recentemente stiamo finalmente raggiungendo un punto in cui questi campi stanno cominciando a integrarsi, fornendo importanti informazioni su come la musica viene elaborata nel cervello danneggiato, su come il recupero strutturale e funzionale del cervello può essere migliorato attraverso la riabilitazione basata su metodi legati alla musica.

“La musica risveglia il tempo”
Thomas Mann
   

Bibliografia consultata

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