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Perché il cervello è “coinvolto” nell’epilessia?

Perché è una condizione che interessa i neuroni, ovvero le cellule nervose che costituiscono l’unità funzionale del Sistema Nervoso Centrale. Questo disturbo, infatti, è causato da un’iperattività dei neuroni, un eccesso di funzione dell’attività elettrica cerebrale: alcune cellule del cervello iniziano a lavorare ad un ritmo molto superiore rispetto alla norma, producendo la cosiddetta scarica epilettica.


È opportuno non confondere l’epilessia con la crisi epilettica: l’epilessia, infatti, è una sindrome patologica caratterizzata dalla ricorrenza di crisi epilettiche. Mentre le crisi epilettiche, o attacchi, sono improvvise e relativamente brevi alterazioni della coscienza, del comportamento, della memoria dovute ad un temporaneo disturbo funzionale delle cellule nervose che si manifesta sotto forma di ripetute scariche elettriche.


Esistono oltre 30 tipi di epilessia, per questo è più opportuno parlare di epilessie al plurale e non al singolare, e più di 10 forme di crisi epilettiche. Solitamente, ciascun paziente soffre di una sola forma di epilessia con una o più forme di crisi. Incorrere in una crisi epilettica non significa soffrire di epilessia. Per poter parlare di epilessia, infatti, devono verificarsi almeno due attacchi, a distanza di minimo 24 ore l’uno dall’altro, oppure un attacco con elevato rischio di ripetizione.


Lo sapevate che… grandi personaggi della storia come Giulio Cesare, Alessandro Magno, Giovanna d'Arco e Napoleone erano affetti da epilessia?

Ne soffrivano anche Petrarca, Flaubert, Paganini e Van Gogh. Questo pare suggerire come l'epilessia non incida negativamente sulle funzioni cognitive delle persone chiamate a convivere con questo disturbo.


Quali sono i soggetti maggiormente colpiti da epilessia?

I soggetti maggiormente colpiti da epilessia sono bambini e anziani.
L'epilessia conta, solo in Italia, circa 500.000 persone affette e 30.000 nuovi casi per anno. In Europa, circa 6 milioni di persone hanno un'epilessia in fase attiva, cioè con crisi persistenti e/o tuttora in trattamento. In generale, si afferma che l'epilessia interessi globalmente, tra casi attivi e non, circa l'1% della popolazione. Nei tre quarti dei casi l'esordio è prima dei 20 anni di età.


Esiste un’unica causa legata all’insorgenza delle epilessie?

Le cause delle epilessie sono molteplici:

  • cause genetiche (nella maggior parte delle epilessie), che fino a qualche anno fa venivano definite senza causa apparente
  • danni cerebrali prima o subito dopo la nascita
  • malformazioni del cervello
  • malformazioni dei vasi cerebrali
  • condizioni patologiche a carico del cervello come tumori cerebrali, malattie infettive degenerative del sistema nervoso, ictus
  • traumi cranici gravi
  • stress psicofisico
  • alterazioni del ciclo sonno-veglia
  • abuso di alcool e droghe
  • sovraesposizione a stimoli intermittenti (come tv e videogiochi)
  • improvvisa interruzione degli antiepilettici nei soggetti affetti da epilessia nota

Sapete perché si chiama epilessia?

Il termine epilessia deriva dal greco e significa “essere colto di sorpresa” o anche “essere invaso”. Ciò era dovuto all'inspiegabilità e all'imprevedibilità delle sue manifestazioni, che per molto tempo contribuirono a ritenerla causata da forze maligne o da divinità avverse.


Come diagnosticare l’epilessia?

Per diagnosticare l’epilessia è necessario esaminare i sintomi, la storia medica del soggetto ed effettuare alcuni esami di approfondimento.

Elettroencefalogramma (EEG): è un esame basilare per diagnosticare l’epilessia perché, rilevando l’attività elettrica del cervello, permette di individuare eventuali anomalie cerebrali

Analisi di laboratorio : sono fondamentali per rilevare la presenza di patologie correlate all’epilessia. In certi casi, si rendono opportune ulteriori indagini con video EEG, EEG dinamico, risonanza magnetica, TAC, tomografia a risonanza magnetica e tomografia computerizzata. In seguito ad un primo attacco, la diagnosi di epilessia viene accettata solo se nell’elettroencefalogramma o nella diagnostica per immagini risultano prove di alterazioni che comportano un alto rischio di nuovi attacchi.



COME SI DISTINGUONO LE CRISI EPILETTICHE?
CRISI TONICO-CLONICA GENERALIZZATA

CRISI FOCALE

ASSENZE

Nella crisi tonico-clonica generalizzata, o semplicemente crisi generalizzata, è l’intero encefalo ad essere coinvolto in una scarica anomala. Questa crisi viene definita anche “Crisi di Grande male” per via delle manifestazioni intense con cui si presenta.


La crisi tonico-clonica generalizzata si sviluppa in 3 fasi:


  1. fase tonica (10-20 secondi) in cui si registra perdita di coscienza, irrigidimento di tutto il corpo e pupille dilatate. Spesso questa fase esordisce con un grido ed è accompagnata da morsicatura della lingua.
  2. fase clonica (da 30-60 secondi a due minuti al massimo) con intense scosse della muscolatura (convulsioni), sincrone, che si distanziano progressivamente fino ad esaurimento.

Durante queste prime due fasi, il paziente si trova in uno stato di “apnea” per cui si può verificare una cianosi del volto.


  1. fase post-critica o di risoluzione (da pochi minuti a diverse ore) in cui il soggetto si presenta immobile con ripresa della respirazione, ritorno alla coscienza e spossatezza.

La crisi focale si differenzia dalla crisi generalizzata poiché la scarica anomala neuronale coinvolge solo una parte del cervello. Essa si presenta con sintomi differenti in relazione alla funzione delle diverse aree del cervello interessate.


Le crisi focali si distinguono, dunque, in cinque forme principali:


  1. Motoria: si manifesta con spasmi muscolari in una parte del corpo.
  2. Sensitiva: si può avvertire prurito, intorpidimento o sensazione di calore in un’area circoscritta del lato opposto del corpo.
  3. Sensoriale: può causare allucinazioni a livello olfattivo, gustativo, visivo, uditivo e disturbi nell’equilibrio.
  4. Vegetativa: può provocare una sensazione di nausea o di calore nell’area dello stomaco, l’alterazione del battito cardiaco, sudorazione, brividi, “pelle d’oca”, pallore o rossore improvviso.
  5. Psichica: può procurare una forte sensazione di terrore o felicità immotivata, sbalzi d’umore, disturbi cognitivi, un’alterata percezione del tempo e del corpo e anche allucinazioni.

Le assenze, un tempo chiamate crisi di Piccolo Male, si manifestano con l’alterazione isolata della coscienza: chi ne è colpito, interrompe improvvisamente l’attività in corso e appare immobile, con gli occhi fissi nel vuoto. Il sintomo principale è, dunque, una breve “assenza” con mancanza di reattività e vuoti di memoria. In questo tipo di crisi, non si verificano i cosiddetti “crampi” o convulsioni.

Si verifica principalmente in bambini piccoli e in età scolare.

CRISI TONICO-CLONICA GENERALIZZATA

Nella crisi tonico-clonica generalizzata, o semplicemente crisi generalizzata, è l’intero encefalo ad essere coinvolto in una scarica anomala. Questa crisi viene definita anche “Crisi di Grande male” per via delle manifestazioni intense con cui si presenta.


La crisi tonico-clonica generalizzata si sviluppa in 3 fasi:


  1. fase tonica (10-20 secondi) in cui si registra perdita di coscienza, irrigidimento di tutto il corpo e pupille dilatate. Spesso questa fase esordisce con un grido ed è accompagnata da morsicatura della lingua.
  2. fase clonica (da 30-60 secondi a due minuti al massimo) con intense scosse della muscolatura (convulsioni), sincrone, che si distanziano progressivamente fino ad esaurimento.

Durante queste prime due fasi, il paziente si trova in uno stato di “apnea” per cui si può verificare una cianosi del volto.


  1. fase post-critica o di risoluzione (da pochi minuti a diverse ore) in cui il soggetto si presenta immobile con ripresa della respirazione, ritorno alla coscienza e spossatezza.
CRISI FOCALE

La crisi focale si differenzia dalla crisi generalizzata poiché la scarica anomala neuronale coinvolge solo una parte del cervello. Essa si presenta con sintomi differenti in relazione alla funzione delle diverse aree del cervello interessate.


Le crisi focali si distinguono, dunque, in cinque forme principali:


  1. Motoria: si manifesta con spasmi muscolari in una parte del corpo.
  2. Sensitiva: si può avvertire prurito, intorpidimento o sensazione di calore in un’area circoscritta del lato opposto del corpo.
  3. Sensoriale: può causare allucinazioni a livello olfattivo, gustativo, visivo, uditivo e disturbi nell’equilibrio.
  4. Vegetativa: può provocare una sensazione di nausea o di calore nell’area dello stomaco, l’alterazione del battito cardiaco, sudorazione, brividi, “pelle d’oca”, pallore o rossore improvviso.
  5. Psichica: può procurare una forte sensazione di terrore o felicità immotivata, sbalzi d’umore, disturbi cognitivi, un’alterata percezione del tempo e del corpo e anche allucinazioni.
ASSENZE

Le assenze, un tempo chiamate crisi di Piccolo Male, si manifestano con l’alterazione isolata della coscienza: chi ne è colpito, interrompe improvvisamente l’attività in corso e appare immobile, con gli occhi fissi nel vuoto. Il sintomo principale è, dunque, una breve “assenza” con mancanza di reattività e vuoti di memoria. In questo tipo di crisi, non si verificano i cosiddetti “crampi” o convulsioni.

Si verifica principalmente in bambini piccoli e in età scolare.

Cosa fare quando si assiste ad una crisi epilettica?

  • Prevenire la caduta a terra
  • Se possibile, porre un oggetto morbido, come un cuscino, sotto la testa della persona
  • Per facilitare la respirazione, allentare gli abiti come, ad esempio, il collo della camicia o il nodo della cravatta
  • Allontanare la persona da luoghi potenzialmente pericolosi (es. scale), afferrandola per il busto/torace
  • Se tra le mani, rimuovere delicatamente oggetti potenzialmente pericolosi come coltelli, forbici.
  • Nell’eventualità, toglierle gli occhiali
  • Allontanare i curiosi per evitare di stressare ulteriormente il diretto interessato
  • Controllare l’orario per misurare la durata dell’attacco
  • Solo dopo la scomparsa dei crampi (convulsioni), mettere la persona nella “posizione laterale stabile” che tiene libere le vie respiratorie

Cosa evitare quando si assiste ad una crisi epilettica

  • NON tentare di aprire la bocca
  • NON cercare di inserire alcun oggetto in bocca
  • NON cercare di tenere ferme braccia e gambe, di aprire le mani durante i crampi o di “rianimare” la persona colpita
  • NON cercare di bloccare la crisi gridando, scuotendo la persona o avvicinando al naso sostanze profumate
  • NON somministrare farmaci antiepilettici durante la crisi (si rischia il soffocamento)
  • NON posizionare la persona nella posizione laterale stabile durante i crampi
  • NON tirare la persona per le braccia
  • NON cercare di far sedere la persona durante la crisi
  • NON svegliare la persona se si trova nella fase di sonno dopo l’attacco
  • NON somministrare liquidi immediatamente dopo la crisi (si rischia il soffocamento)

In caso di Assenze, crisi di lieve entità, non occorre fare nulla eccetto che segnalarle.

   

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