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Atrofia cerebrale: il cervello perde volume

Cos’è l’atrofia cerebrale?

È definita come una perdita permanente di tessuto cerebrale (mielina ed assoni) che può estendersi all’intero organo oppure limitarsi ad aree specifiche del cervello.
L’atrofia cerebrale colpisce la sostanza grigia cerebrale, ossia quello “strato” cerebrale in cui sono raccolti soprattutto i corpi cellulari dei neuroni sia la sostanza bianca, rappresentata principalmente dalle strutture che partono dal corpo cellulare del neurone e conducono gli stimoli (gli assoni).

Principali sintomi dell’atrofia cerebrale

Le difficoltà di “funzionamento” di un cervello che sta andando incontro ad atrofia possono manifestarsi con la riduzione nella velocita di elaborazione delle informazioni, la riduzione della capacità di ricordare soprattutto le cose appena accadute o accadute da poco (Memoria a breve termine), la riduzione della capacità di collocare visivamente e nello spazio appropriato oggetti, figure, numeri ma anche le diverse parti del proprio corpo, la riduzione della capacità di portare a termine, iniziare o condurre un discorso in modo fluente. Queste alterazioni vengono definite come alterazione a carico dei sistemi e delle funzioni cognitive.
Lo sapevate che...

- modificazioni del carattere
- riduzione degli interessi, soprattutto sociali
- apatia
- riduzione della capacità critica e di giudizio con progressiva perdita dell’autonomia

MA ANCHE!

- incapacità di calcolo aritmetico (acalculia)
- difficoltà a riconoscere oggetti conosciuti (agnosia)
- difficoltà a ricordare (amnesia)
- disturbi motori (aprassia)
- disturbi del linguaggio (afasia)

possono essere alcuni dei principali sintomi con cui si manifesta l’atrofia cerebrale?
   

Apparecchiature per risonanza magnetica “Open” (sopra) e “chiusa” (sotto).

Diversa la zona cerebrale colpita da atrofia diversi i sintomi?

In molti casi si, per esempio, nel momento in cui l’atrofia colpisca una particolare zona del cervello detta sopratentoriale, si può osservare la comparsa di affaticamenti anche di significativa entità.
Se è la zona limbica ad essere colpita avremo soprattutto alterazioni dello stato emozionale e dell’umore in senso depressivo.
Alterazioni della memoria a breve termine, del linguaggio, delle funzioni di pianificazione e legate al “prendere decisioni” si osservano soprattutto se l’atrofia colpisce la parte laterale del lobo frontale o parietale sinistro.

Tutte le alterazioni atrofiche soprariportate possono essere comunemente osservate, anche se con frequenza, entità, gravità diversa a seconda del quadro patologico, in alcune malattie caratterizzate dalla degenerazione delle strutture nervose (malattie neurodegenerative) come le demenze (compreso l’Alzheimer) o la sclerosi multipla.
Tipicamente infine, i tremori e la difficoltà ad iniziare il movimento che si possono osservare nei malati di Parkinson sono legati al fatto che l’atrofia ha, in questo caso, colpito un area cerebrale che appartiene al cosiddetto sistema nigrostriatale.

Le “immagini” radiologiche dell’atrofia cerebrale per evidenziare i segni dell’atrofia cerebrale

Tomografia Assiale e Risonanza Magnetica (RM) ci permettono di visualizzare le aree del cervello colpite da atrofia cerebrale e i danni a essa conseguenti.

Indagine FDG-PET. Il quadro che si evidenzia è quello di un soggetto con attività cerebrale nella norma.

Oltre alla risonanza magnetica tradizionale anche e soprattutto quella detta quantitativa si è rivelata particolarmente sensibile nell’evidenziare le lesioni a carico delle zone cerebrali deputate al controllo e al corretto funzionamento delle funzioni cognitive.

Grazie a una particolare tecnica di risonanza (risonanza spettroscopica a emissione di positroni) si può evidenziare la presenza di particolari sostanze che sono coinvolte nei meccanismi che determinano l’atrofia cerebrale e che possono essere valutati come “segnali di allarme” per la presenza e sviluppo dell’atrofia.

Con la tomografia a emissione di positroni (PET) siamo in grado addirittura di evidenziare le aree cerebrali che stanno “funzionando meglio” rispetto ad altre, colpite da atrofia, che risulteranno, da questo esame, come meno funzionali e “funzionanti”.

In un particolare tipo di PET (la FDG-PET) infine, grazie alla infusione di particolari sostanze all’interno dell’organismo possono essere messe in evidenza la diversa attività delle diverse aree cerebrali e soprattutto possono essere individuate e “fotografate” aree in cui, a causa dell’atrofia, si evidenzia una ridotta o assente attività.
Lo sapevate che...

grazie alla risonanza magnetica si può quantificare l’entità delle lesioni atrofiche cerebrali e che grazie a questa “quantificazione” si può andare a prevedere il grado di disabilità a cui può andare incontro il soggetto con atrofia?
   

Bibliografia consultata

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